Russia Ucraina: la guerra si svolge anche anche su Internet

La tecnologia delle comunicazioni è alla base di nuove forme di professione, come quelle dei blogger e degli influencer che, in questo periodo, sono molto preoccupati perché colpiti da inattesi disagi.  Il 14 marzo, infatti, la Russia ha bloccato gli accessi ai social del colosso Meta, dando solo 48 ore di preavviso a tutti gli utenti russi: Vip e influencer hanno pubblicato i loro post di addio, segnalando canali alternativi per restare in contatto con i follower. Molti di loro erano sbalorditi dal fatto di dover ricostruire la propria community che, per loro, è una vera e propria attività commerciale.

È evidente che la guerra è anche Cyber

Il blocco imposto da Mosca è scaturito per controllare internet e i social media, costringendo gli utenti a incanalarei il traffico in rete verso piattaforme autarchiche e presidiabili. Molti utenti russi, specialmente blogger e influencer sono stati costretti a spostarsi su Vkontakte, il “Social di Stato” in sostituzione di Facebook, e su Rutube, omologo di YouTube.

Per sostituire Google sul territorio russo, c’è Yandex, un colosso che gestisce i motori di ricerca e che offre, oltre al browser, servizi e prodotti per internet come email, news, hosting, mappe online e servizi pubblicità, esattamente come Google. Sembra che sia stato anche messo a punto Rossgram, un “Instangram Russo”, anche se per adesso stenta a decollare.

Qual è il prossimo distacco?

Se Mosca dovesse decidere di andare avanti con questa nuova politica cyber, il prossimo passo per loro consisterebbe nel disconnettersi dalla rete internet globale – cosa peraltro minacciata già per l’11 marzo – appoggiandosi a Runet, direttamente  controllata da Roskomnador (il servizio federaleper la supervisione delle comunicazioni), con l’obiettivo di obbligare i provider russi di servizi internet a disconnettersi da qualsiasi server straniero e di affidarsi al DNS russo.

Le reti virtuali protette?

Gli eventi degli ultimi mesi hanno portato ad un boom nel download di VPN, le reti private che mascherano il reale indirizzo internet dell’utente, consentendo di scavalcare la censura. Secondo la società di analisi SensorTower, tra il 24 febbraio e l’8 marzo, ci sono stati 6 milioni di download di queste applicazioni; ovvero un aumento del 1.500% rispetto ai 13 giorni precedenti. Ad oggi, Roskomnadzor ha bloccato diverse decine dei principali servizi Vpn e i segni che la libertà di espressione sta cambiando aspetto, è tuttora in corso.

È difficile fare una previsione – e non la faremo – ma è senz’altro il momento giusto per riflettere su cosa sarà il futuro delle comunicazioni.

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