Lunedì mattina. Un software fondamentale non funziona. I clienti chiamano, i sistemi sono bloccati, qualcuno parla di “problema tecnico”. In breve, è tutto chiaro: non è solo un guasto; è un incidente di cybersicurezza. La domanda non è solo “come lo risolviamo?”, ma anche: chi decide, chi comunica, chi notifica, entro quando e con quali informazioni?
Nel 2026 questa scena non è più solo un’emergenza operativa. È una prova di governo dell’impresa. Perché con la NIS2 la sicurezza informatica non è più un affare da tecnici: è una questione di responsabilità manageriale, continuità operativa e credibilità sul mercato.
COSA: sicurezza integrata
Con la NIS2 la sicurezza non è più solo una funzione di supporto, ma si integra nella struttura organizzativa. Le decisioni su prevenzione, risposta e comunicazione entrano a far parte della strategia aziendale.
Quando un sistema si ferma, spesso si fermano anche vendite, produzione e servizi ai clienti. Per questo chi guida un’azienda deve sapere quali servizi sono critici e cosa succede se vengono compromessi.
QUANDO: il tempo delle regole
Dal 15 gennaio 2026 si applica in modo pieno la disciplina generale prevista dalla NIS2. Gli incidenti rilevanti vanno gestiti e comunicati in tempi rapidi: un primo avviso entro 24 ore, una notifica più completa entro 72 ore e una relazione finale entro un mese.
Non è burocrazia: è una prova di maturità. Significa saper riconoscere un incidente, raccogliere informazioni affidabili e decidere cosa dire mentre il problema è ancora in corso.
Chi non è preparato rischia di muoversi nel caos: decisioni confuse, messaggi sbagliati, perdita di fiducia.
COME: capire la gravità
Non tutti i sistemi hanno lo stesso peso. Alcuni sono marginali, altri sono vitali per mantenere servizi, contratti e fiducia. Non ogni errore tecnico è un incidente da segnalare: conta l’impatto complessivo sulla capacità di operare, sugli aspetti economici, sui clienti e sui partner.
• Quanto è importante il sistema colpito?
• Quante attività dipendono da quel servizio?
• Il danno è già visibile o può diventarlo?
Descrivere un incidente in modo chiaro è fondamentale: contesto, effetti, aspetti tecnici, possibili cause, azioni intraprese.
Questo non aiuta solo all’esterno, ma anche all’interno dell’azienda. IT, sicurezza, legale e comunicazione devono condividere lo stesso schema fondamentale.
PERCHÉ: proteggere ciò che conta
Due errori sono frequenti: voler proteggere tutto, rendendo il sistema ingestibile, oppure proteggere troppo poco, lasciando scoperti i punti chiave. La vera sfida è trovare l’equilibrio: capire cosa, se si ferma, mette davvero in crisi l’azienda.
È arrivato il momento di pensare al futuro e di compiere le scelte migliori nel presente: prima bisogna saper reagire agli incidenti, poi rafforzare in modo strutturale sicurezza, accessi, monitoraggio, backup e fornitori. Tutto serve a ridurre davvero il rischio di fermarsi e di ripartire tardi.
CHI: persone e filiere
La sicurezza non riguarda solo l’IT, ma tutto il personale che entri in contatto con i sistemi a rischio. Riguarda chi decide e chi sceglie i partner. Un’azienda può essere solida al proprio interno ma fragile lungo la filiera, attraverso fornitori e collaboratori critici.
Siete pronti?
Se domani un incidente colpisse uno dei vostri sistemi software o un fornitore critico, la vostra organizzazione saprebbe capire cosa succede, decidere in fretta, proteggere i servizi essenziali e spiegare in modo credibile cosa sta facendo?
Ormai questa non è più teoria: è un obbligo concreto. E non va affrontato solo con gli strumenti giusti, ma anche con il metodo migliore per utilizzarli.










